New Orleans, 
l’uragano Katrina, Jim Burke e Mary Gauthier. Quali sono i nessi? Eccoli, dannatamente semplici. JLBurke ha legato la sua vita a New Orleans e a New Iberia. Mary – cantante – è nata e cresciuta tra New Orleans e altre parti (spesso non belle) della Louisiana. Entrambi hanno dedicato qualcosa di molto particolare alla distruzione operata dall’uragano Katrina ai danni della loro città. Per Burke si tratta di un racconto, Jesus out to the sea (ne abbiamo già parlato…). Per Mary si tratta di una canzone, Cant’ find way home, compresa nel suo ultimo e bellissimo Between daylight and dark (per saperne di più sul disco: www.risonanza.net) . La canzone narra il dramma di chi – come Mary – ha guardato in tivù la marea dell’acqua che distruggeva la sua città, il suo quartiere, la sua casa, senza poter “tornare a casa”….  Jim e Mary, lontani, probabilmente nemmeno si conoscono, eppure così drammaticamente vicini nel modo di sentire, di raccontare, di scrivere o cantare….

Can’t find way home (MARY GAUTHIER)

This is not my street
This is not my house
That is not my bed
This is not my town
Another day another night
Another night another day
I wanna go home
I can’t find the way
The levee broke the water came
Went all the way up to my roof
I crawled up there and cried
What else could I could do?
Another day another night
Another night another day
I wanna go home
I can’t find the way
A boat brought me to I-10
I sat there three days, maybe four
Thousands stranded on the interstate
Every hour boats brought more
Another day another night
Another night another day
We wanna go home
We can’t find the way
With nothing but our dreams
And memories of who we’ve been
Scattered forth like seeds
At the mercy of the wind
Another day another night
Another night another day
We wanna go home
We can’t find the way

Another day another night
Another night another day
We wanna go home
We can’t find the way

marco4.JPG   Ha “preso il testimone” da marchi più consolidati e ne ha fatto uno dei punti fermi della sua proposta editoriale. Stiamo parlando di Marco Vicentini (nella foto), editore di Meridiano Zero, che da qualche anno ha portato sotto la sua protezione il nome di James Lee Burke, precedentemente in mano a Gialli Mondadori e Baldini e Castoldi. Abbiamo parlato con Vicentini del presente e del futuro dei libri di Jim in Italia. E l’abbiamo trovato ben convinto a “tenerselo stretto”. L’intervista è “iniziata” a tavola (informalmente) ed è finita in un semplice scambio di mail (formalmente). Ecco le risposte…

Walter Gatti - Meridiano Zero è ormai il “marchio” italiano di James Lee Burke. Come è accaduto che un “piccolo” riuscisse a conquistare un nome già pubblicato dai “grandi”?

Marco Vicentini -  In un certo senso per l’entusiasmo che ho mostrato per Burke come scrittore a tutto tondo, e non come scrittore di genere, come lo vedono gli altri editori. Io amo moltissimo e vorre pubblicare anche i libri di Burke che non fanno parte della serie di Robicheaux. Infatti il primo che ho pubblicato e’ stato Two for Texas.WG – Hai appena pubblicato Pioggia al neon. Quali sono i programmi editoriali di Meridiano Zero sui titoli della bibliografia di JLB?Vorrei proseguire a pubblicare alternatamente tutti i titoli della serie di Dave Robicheaux, una novità e una riedizione – con nuove traduzioni, se necessario – per poi passare agli altri.

WG – Avremo la possibilità di leggere titoli “minori”, come le raccolte di racconti o gli altri volumi “non-Robicheaux”?

Certamente. Come ho detto vorrei pubblicare “tutta” l’opera di Burke.

WG – Ci puoi dire – a grandi linee – i numeri dei lettori “amanti di Burke” o comunque “amanti di Robicheaux”, vale a dire il “quanti siamo”?

MV – Non ne ho la minima idea. Su questo forse mi potrai aiutare tu con il sito. Un sito dedicato a Jim dovrebbe diventare un punto di riferimento per tutti i suoi lettori “fedeli” e quindi consentire di avere un’idea del numero.

WG – Paura che un domani un editore “più importante” ti porti via il gioiello?

MV – Un passo alla volta: per ora penso a far crescere il piu’ possibile Burke in Italia e non vado a pensare a futuri possibili…

WG  – Le tue passioni letterarie: svelaci chi sono gli scrittori che ami di più…

MV – L’elenco è lungo e non è semplice. In breve: Cormac McCarthy, James Cain, Giancarlo De Cataldo, Phillip José Farmer, Ralph  Koenig e molti altri.

WG – Hai mai incontrato Jim? Cosa puoi raccontarci su di lui come persona?

MV – No, purtroppo non l’ho mai incontrato, anche perche’ bisognerebbe andarlo a trovare nel Montana. Una prospettiva affascinante, ma non semplice da realizzare…

WG – Nessun piano per portare Jim in Italia?

MV – Mi piacerebbe molto. Mi sono mosso varie volte e in italia ci sarebbero molti festival letterari che sarebbero felici di averlo ospite, ma lui declina sempre. Non si muove molto volentieri…   

  Come promesso, eccoci a un report “più corposo” della presenza di Jim al festival del libro di Missoula. La nostra “inviata” è Caroline Patterson (Caroline, i adore you, thank you for the great support….), giornalista e scrittrice del Montana, attualmente lavora con la Farcountry Press di Helena (www.farcountrypress.com). Ecco il suo racconto:  “La tavola rotonda che ho moderato era titolata Short and sweet, Breve e dolce, ed era incentrata sul ‘racconto’. Comprendeva quattro diversi scrittori, James Lee Burke, che ha appena pubblicato una raccolta di racconti, Jesus out to the sea; Ron Carlson, Clair Davies e Rick deMarinis. Gli scrittori hanno risposto a domande sul perché la forma ‘racconto’ continui ad essere diffusa, nonostante la maggior parte degli editori attualmente pubblichi solo romanzi. Burke e Davis hanno sottolineato che scrivere una storia è come comporre un pezzo musicale, qualcosa di piccolo e breve, diversamente dal grande impianto di un romanzo. Da questo punto di vista il racconto è una forma originaria, molto preziosa e quasi immortale. Dal canto suo deMarinas ha invece suggerito l’impressione che la televisione oggi, in molti modi, ha preso il posto dei ‘racconti’, annullandone la presa sul pubblico e sugli editori. Sul possibile decadimento del racconto, Burke ha poi ricordato che nel passato F.S. Fitgerald e Hemingway si mantenevano con le short stories, cosa che non è possibile fare oggi.

Entrando invece sul rapporto profondo tra scrittore e senso del racconto, sempre JLBurke ha ricordato che ‘uno scrittore’, come ha sentenziato George Orwell, ’spesso scrive per correggere la storia’. Lo scrittore, ha detto Jim, ha una necessità bruciante di re-impostare il passato, di farlo funzionare meglio e questo avviene in modo più diretto nella short story. Tutti gli scrittori del panel hanno sottolineato l’importanza del processo di riscrittura del passato. Burke e deMarinas hanno concluso così: ‘riscrivere è tutto. Così la storia ricomincia..”. Grazie Caroline…

 Concluso la Bookfest di Missoula, ecco (come avevamo promesso) un report della presenza di Jim. Ce lo invia la gentilissima Kim Anderson (thank you KIM, you are wonderful…..), una delle reponsabili di Humanities Montana, l’ente per il sostegno delle arti dell’Università del Montana: “Il festival è terminato sabato notte. James Lee Burke è un amico fantastico per tutti noi del Montana Festival of Book, ed è nostro ospite fin dall’anno della sua prima edizione, il 2000. Quest’anno ha partecipato al panel di  sabato 15, al pomeriggio, al Wilma Theatre. L’argomento della conversazione era “il racconto”, la short story. Mentre molti lettori non associano Burke a questa forma, in realtà lui è un vero maestro del genere e la sua recente raccolta Jesus out to the sea lo dimostra. Gli altri scrittori che partecipavano al dialogo erano Claire Davis, Rick DeMarinis e Ron Carlson. Sabato sera, poi, Jim è stato il l’autore che ha concluso il GalaReaders, iniziato alle 19.30 e proseguito sino a notte. Un must per i 500 presenti. Jim ha letto proprio il racconto Jesus out to the sea, una piece poderosa, di fronte a una platea assolutamente affascinata. Standing ovation finale. Una serata meravigliosa”. Non si stenta a credergli……………

 Dal 13 al 15 settembre a Missoula – Montana – si tiene il “Montana festival of the book”. Da un certo punto di vista è un po’ come il festival della letteratura di Mantova, con un esercito di scrittori che si alterna a raccontare di se e dei propri libri, che legge propri brani, che si concede alla platea. Quel “da un certo punto di vista” dipende da alcuni fattori. Primo, Missoula non è Mantova (e la foto lo testimonia; a Mantova c’è l’arte e la storia, a Missoula c’è la natura). Secondo, a Missoula ci andrà anche il nostro amico “Jim” Burke a raccontare degli ultimi titoli appena usciti negli Usa e ancora inediti in Italia, vale a dire Jesus out to sea e The tin roof blowdown.

Peccato non esserci, sarebbe stato proprio interessante sentire da lui la nascita e lo sviluppo di questi due titoli. In ogni caso siamo in contatto con gli organizzatori del bookfest (tutte le informazioni al sito: http://www.bookfest-mt.org/schedule.htm) e ci hanno assicurato un qualche tipo di report dopo la chiaccherata con Jim.

   Chissà quanti sono i lettori italiani che amano leggere James Lee Burke. Forse gli editori di Meridiano Zero lo sanno, visto che ovviamente hanno i report delle vendite. In ogni caso io sono uno di loro. Non ricordo nemmeno quale sia stato il primo dei libri con Dave Robicheaux ad esser entrato nel mio raggio di azione. In ogni caso dopo il primo sono arrivati tutti gli altri. Sarà la passione per il Sud degli States, sarà per i bayou della Louisiana, sarà per il decadentismo di tutte le sue storie, sarà… Boh. In ogni caso, signori e signore, ecco qui il primo blog italiano (almeno che io conosca) dedicato a J.L.Burke e ai suoi libri. See you later….